Dike

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Quando i giornali hanno divulgato la notizia della scarcerazione di Giovanni Brusca, i commenti si sono moltiplicati, le reazioni si sono accavallate e l’indignazione ha attraversato gli animi svegliando il ricordo di tragedie terribili. Avevo scritto sul mio quaderno pensieri disordinati, parole che schizzavano come sangue da una ferita causata da un fendente che arriva improvviso. Ero solo una ragazza quando le vie di Palermo, bella e meravigliosa città, era sporcata dai delitti di mafia.

Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge”

Le parole di Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, sono pietre secolari. La legge è fatta dagli uomini per realizzare un diritto coerente con certe premesse, e le premesse, vagliate proprio dal giudice Falcone, riguardavano la collaborazione dei pentiti nelle indagini sui fatti di mafia.

Per i greci Nomos indica la legge, la legge degli uomini; Dike è la giustizia, che non è di questo mondo, mostra, indica, fa vedere ma spesso è nascosta.

Secondo la legge, Giovanni Brusca ha scontato la sua pena, può tornare libero. E quei morti? Quel ragazzo sciolto nell’acido? Dov’ è la giustizia? Dov’ è lo Stato? Davvero si può pensare al perdono?

“Io li perdono, ma si devono mettere in ginocchio”

La vedova Schifani, uno degli agenti della scorta del giudice Falcone morto nella strage di Capaci, commosse tutti al funerale in quel tristissimo giorno di maggio.

Cos’ è il perdono? Si può perdonare solo chi rende omaggio a chi si è fatto del male. Non ci può essere perdono senza che il dolore dell’ altro diventi anche il mio dolore. Perdonare è un terreno difficile da attraversare.

Le mie parole sono ancora disordinate, travolte da pensieri che sfuggono e non si lasciano acquietare. La giustizia non è di questo mondo, ma questo mondo è il solo dove ci tocca vivere, dove è giusto che il sole sorga e ci illumini le giornate e le stagioni si susseguano per darci la serenità del tempo che scorre nonostante tutto.

Petalo di nuvola

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Malfa-Salina

S’era riunito un simposio di nuvole. Si parlava, si rideva, si scriveva e, nella loro sofficità, si disquisiva sulla bellezza del cielo, sui suoi mutamenti, sulle creature visibili e invisibili che lo abitavano.

Quando fu l’ora del sole a mezzogiorno, la folla di nubi si diradò e la loro sofficità si disperse nello spazio circostante. Un petalo di nuvola, bianco, candido, leggero, luminoso iniziò a danzare, volteggiando nell’ azzurro infinito del cielo, seguendo il battito delle emozioni perse nel vento, ascoltando il respiro profondo del mondo. Le note liberate dal suono di un alto campanile le tendevano intanto il loro suono e danzarono insieme tra l’azzurro del cielo, fratello gemello dell’azzurro del mare che guardava estasiato la danza del mondo. La nuvola bella e le note leggere pian piano si sciolsero nell’aria tiepida di una giornata di maggio, lasciando la scena a una palma silenziosa e austera, corpo danzante mosso dal vento.

Mente Serena (2)

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La notte porta consiglio

Svegliati presto al mattino, ripassa la lezione a mente serena.

Ma che caratteristiche avrà una mente serena? Come si muove? Cosa porta con sé?

Una mente serena sarà certamente una mente ordinata, che ha impostato i suoi dati in maniera tale da potersi muovere all’interno del labirinto degli stimoli a cui è sottoposta ogni giorno della sua vita. Entriamo in confidenza con lei e diamole un nome, chiamiamola proprio Serena. Durante il sonno la mente attraversa il labirinto ed elabora strategie per percorrerne i sentieri. Avanza paurosa, con una certa preoccupazione, ma la notte, compassionevole, l’accompagna mentre la luna, nella sua magica rotondità, illumina il suo cammino. Quindi, si avvia verso un percorso utile al suo scopo di serenità: evita le tracce di rappresentazioni ormai stantie, mette in cassetti ben ordinati stimoli e rappresentazioni passate e porta con sé la freschezza di idee e pensieri nuovi. Alla fine del suo viaggio all’interno del labirinto, Serena saluta la luna che pian piano volgerà al suo tramonto e si desta finalmente padrona di ciò che deve essere, libera di elaborare la memoria di ciò che sarà.

Impara, decidi, vivi a Mente Serena.

Mente serena

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Etna

Quella mattina MENTE SERENA s’era svegliata molto presto. La luna era alta, bella, bianca e luminosa, da qualche parte un uccello intonava un canto leggero pieno di sonno e il buio della notte era ancora steso sul cielo e sembrava proprio non volersi svegliare. MENTE SERENA si aggrappò ad un sogno e volò sulla luna. Lì trovò artigiani affaccendati a pulire i pensieri, limando un po’ qua e un po’ là le imperfezioni più evidenti. Viaggiando su stelle littorine, arrivavano nei pressi del cratere di un magnifico vulcano, dove i pensieri venivano affidati al fuoco per essere rigenerati, forgiati e modellati. Gli artigiani tornavano quindi sulla luna e tiravano a lucido quegli oggetti preziosi per consegnarli alle menti che presto si sarebbero svegliate. MENTE SERENA prese i suoi pensieri già ben ripuliti e lasciò il suo sogno. Si adagiò sui rami di un albero e iniziò a fogliare pagina dopo pagina il libro di tutte le menti serene che aveva incontrato e che al mattino presto si scaldavano ai primi raggi del sole. Trovò forza, vigore e idee nuove che, come quei raggi di sole, rendevano interessante e bella la vita.

MENTE SERENA. Mio padre aveva studiato in un collegio di monaci molto rigorosi. Tra gli insegnamenti, tanti, nonostante la ferrea disciplina, c’era quello di alzarsi presto al mattino per ripassare ciò che si era studiato per fissare meglio le nozioni apprese. Leggere e ripassare a “mente serena” era un motto, una regola che lubrificava gli ingranaggi della memoria e dell’intelligenza.

Sera

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Bellezza che ferisce

trafigge il cuore

E poi svanisce.

Si accendono le luci

di gusci che tutelano

le gioie e i dolori

di una vita

ferita da più parti

da raggi di sole

troppo intensi

e che tanto hanno promesso.

Con gli ultimi bagliori,

si rasserenanno le menti

si allontanano gli affanni

si pensa a un raggio verde

da percorrere fino alla Luna

dove abbandonare

follie e sbandamenti

timori e ripensamenti.

Un siciliano e la sua poesia

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Se ne è andato un uomo che aveva la poesia scritta negli occhi e la trasferiva tra le righe e gli spazi di un pentagramma. Un siciliano che ha fatto vibrare la sua lingua e ne ha dipinto a chiare tinte tutte le sue sfumature. Un filosofo delle emozioni, dei sentimenti, dei brividi del pensiero che vola alto e sfida il tempo. Un poeta che nella stranizza d’ amuri ha visto la forza di essere uomini tra uomini, capace di generare bellezza nonostante le guerre e i silenzi; stranizza che volge lo sguardo al passato per non dimenticare la corrispondenza di cuori che si sono cercati, per afferrare quel filo infinito di affetti che mai vorremmo spezzare. Stranizza, dove è poesia il rumore dei carretti, i giochi dei bambini, il tempo della scuola e anche i mosconi che volano sopra i bisogni lasciati dai carrettieri. L’ amore, la bellezza, la musica, la poesia: stranizza d’ amuri. 
‘Ndo vadduni da Scammacca
I carritteri ogni tanto
Lassaunu i lo fu bisogni
E i muscuni ciabbulavanu di supra
Jemu a caccia di lucettuli….
A litturina da Ciccum-Etnea
I saggi ginnici, ‘u Nabuccu
A scola sta finennu.
Man mano ca passunu i jorna
Sta freni mi tra si ‘nda l’ossa
Cucù tutto ca fora c’è a guerra
Mi se tu stranizza d’ amuri…l’ amuri
E quando t’ ancora ‘nuda strada
Mi veni ‘na scossa  ‘ndo cori
Ccu tutto ca fora si morì
Na mori stranizza d’amuri.
Nel vallone di Scammacca
I carrettieri ogni tanto
Lasciavano i loro bisogni
E i mosconi ci volavano sopra.
Andavamo a caccia di lucertole
Il vagone della Circumetnea
I saggi ginnici, il Nabucco
La scuola sta finendo.
Man mano che passano i giorni
Questa febbre mi entra nelle ossa
Anche se fuori c’è  la guerra
Mi sento una stranezza d’amore…l’amore
E quando ti incontro per strada
Mi viene una scossa nel cuore
E anche se fuori si muore
Non muore questa stranezza d’amore…l’amore.

Pensieri

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Noi conosciamo non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore.

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Il cuore sente che lo spazio ha tre dimensioni e che i numeri sono infiniti; e la ragione poi dimostra che non ci sono due numeri quadrati l’uno dei quali sia il doppio dell’ altro.

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Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l’ essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s’indurisce contro l’ uno o contro l’ altro per propria elezione.

Braies Pascal, PENSIERI