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Darwin, nella sua teoria dell’evoluzione della specie, affermava che non sopravvive il più forte o il più intelligente. A sopravvivere è chi sa accettare e muoversi all’interno del cambiamento.  Che esso sia climatico, familiare, psicologico, è indispensabile essere sempre bene equipaggiati e assolutamente capaci di trovare le strategie giuste.

In una prateria di verde e ondeggiante posidonia, s’era rifugiato un battito di cuore. Era fuggito da una terra di frastuoni, dove era diventato difficile ascoltare e farsi ascoltare, dove non esisteva più il silenzio per riflettere e, in un affollamento di parole e discussioni senza possibilità di soluzioni, era impossibile adattarsi perché ogni cosa si era avvolta da un cupo senso di solitudine e annientamento.

Tum, tum tum… Nel silenzio del fondo del mare, il suo procedere era nitido e bello, accompagnato dalla danza dei pesci, seguito dall’ondeggiare delle foglie verdi, accarezzato dallo sciabordio delle onde. Era quello il suo mondo, ne era certo. Ogni cosa nel mondo deve avere un posto tranquillo dove stare, e lì, in fondo al mare, c’era tanta armonia.

Arrivò un giorno una corrente furiosa che scosse le acque e agitò i pesci. Posidonia raccolse tutte le foglie e si avvolse attorno a battito di cuore che aumentò la sua frequenza, lanciando un allarme a tutti i pesci. Gli abitanti del mare seguirono il tum tum diffuso dalle particelle liquide e si raccolsero presto dentro il rifugio di posidonia. Così, la corrente non trovò più nessuno a cui potesse fare del male e scivolò via, catturata da un vento lontano. Posidonia, allora, sciolse le sue foglie che tornarono a ondeggiare e i pesci iniziarono a danzare.

C’era stato un turbinio delle acque. Ora, era tutto passato. Ogni cosa nel mondo deve avere la forza di accettare i tumulti di eventi inaspettati, sopportare la fatica di sbalzi improvvisi, superare i sussulti di scossoni pesanti. In silenzio, insieme.

Battito di cuore era stato il vero cambiamento, costante nel tempo, di quel tratto di mare. Tum tum tum: come un’eco si diffuse fino a lambire la superficie e più in là, fino alla costa, ricevendo vigore dai raggi del sole e dal chiarore lunare che spesso l’andavano a trovare.